Fondazione Oncologica Valdostana

Fondazione della Regione Autonoma Valle d’Aosta per la Ricerca sul Cancro

Glossario

Ci sono 63 parole nel glossario

C
L
M
O
S
T
Parola Definizione
Condrosarcoma Il termine condrosarcoma indica diversi tipi di tumore che hanno origine da cellule trasformate della cartilagine. La cartilagine è un tessuto connettivo di aspetto traslucido, molto resistente ma allo stesso tempo molto flessibile, che ha importanti funzioni di sostegno ed è anche fondamentale per la formazione e la crescita delle ossa. Le sue cellule, chiamate condrociti, sono disperse in una matrice che ha la consistenza di un gel. Nell’adulto la cartilagine è presente, per esempio, nelle articolazioni, a livello della colonna vertebrale, del bacino, del padiglione auricolare e del naso.
Coriocarcinoma gestazionale Il coriocarcinoma di origine gestazionale è un tumore maligno raro che può svilupparsi nell’utero dopo qualsiasi gravidanza, ossia dopo una gravidanza normale o ectopica (gravidanza extrauterina), un aborto spontaneo o volontario oppure una gravidanza molare. La gravidanza molare o mola vescicolare (chiamata anche mola idatiforme) è una forma benigna di tumore del trofoblasto, il tessuto da cui l’embrione trae nutrimento e che dà origine alla placenta. La mola vescicolare è il risultato di una fecondazione anomala in cui la placenta cresce in modo abnorme, con la formazione di vescicole piene di liquido, e ostacola la formazione dell’embrione. In rari casi la mola vescicolare può evolvere in coriocarcinoma. Le forme maligne di tumori del trofoblasto comprendono, oltre al coriocarcinoma, il tumore trofoblastico del sito placentare e il tumore trofoblastico epitelioide. Il coriocarcinoma di origine gestazionale è stato il primo tumore solido a essere curato con la chemioterapia e oggi la maggior parte delle pazienti guarisce anche quando la malattia ha già dato delle metastasi.
Leucemia Le cellule che costituiscono la parte corpuscolata del sangue (globuli rossi, globuli bianchi e piastrine) originano da cellule immature, dette anche cellule staminali, prodotte dal midollo osseo, un tessuto di consistenza gelatinosa contenuto all’interno della parte spugnosa delle ossa piatte nell’adulto e di quelle lunghe nel bambino. Nelle persone colpite da leucemia vi è una proliferazione incontrollata di queste cellule staminali, dette cellule leucemiche o blasti, che interferisce con la crescita e lo sviluppo delle normali cellule del sangue.
Leucemia a cellule capellute La leucemia a cellule capellute (in inglese hairy cell leukemia, HCL) è una rara forma di tumore del sangue a crescita molto lenta che è causata dalla trasformazione tumorale dei linfociti B, un tipo particolare di globuli bianchi. I linfociti B maturi normalmente difendono l’organismo dagli agenti patogeni: da queste cellule derivano infatti le plasmacellule che producono gli anticorpi. Nella leucemia a cellule capellute, chiamata anche tricoleucemia, i linfociti mutati, divenuti cellule tumorali, crescono eccessivamente e si accumulano nell’organismo (specialmente nel midollo osseo e nella milza) sostituendosi alle cellule normali del sangue. La malattia prende il nome dai tanti prolungamenti che ricordano capelli, e che si vedono sulla superficie di queste cellule quando si esaminano gli strisci di sangue al microscopio.
Leucemia linfatica cronica La leucemia linfatica cronica (LLC) è una neoplasia ematologica che consiste in un accumulo di linfociti nel sangue, nel midollo osseo e negli organi linfatici (linfonodi e milza). I linfociti sono cellule del sistema immunitario che sorvegliano l’organismo e attivano le difese contro microorganismi o cellule tumorali. Si distinguono in linfociti B o T in base al tipo di risposta che sono in grado di attivare. Nella LLC uno di questi linfociti (solitamente un linfocita B) subisce una trasformazione maligna e produce un clone linfocitario, cioè un insieme di un gran numero di cellule uguali tra loro che non rispondono più agli stimoli fisiologici e diventano immortali, continuando a riprodursi e accumularsi.
Leucemia linfoblastica acuta
La leucemia linfoblastica acuta (LLA) è un tumore del sangue che prende origine dai linfociti, un tipo particolare di globuli bianchi, ed è caratterizzata da un accumulo di queste cellule nel sangue, nel midollo osseo e in altri organi. Il termine “acuta” indica che la malattia progredisce velocemente. I linfociti sono cellule del sistema immunitario che sorvegliano l’organismo e attivano le difese nei confronti dei microorganismi o delle cellule tumorali. Si distinguono in B o T in base al tipo di risposta che sono in grado di attivare. Nella LLA un linfocita B o T immaturo va incontro a una trasformazione tumorale: i processi di maturazione che portano al linfocita “adulto” si bloccano e la cellula comincia a riprodursi più velocemente invadendo il sangue e raggiungendo anche i linfonodi, la milza, il fegato e il sistema nervoso centrale.
Leucemia mieloide acuta La leucemia mieloide acuta (LMA) è una malattia che si sviluppa nel midollo osseo e progredisce velocemente. Proprio per la velocità di progressione è detta acuta. Il midollo osseo è un tessuto spugnoso contenuto all’interno delle ossa lunghe e di alcune ossa piatte, dove hanno origine le cellule immature, dette anche cellule staminali o blasti, da cui si sviluppano le cellule che costituiscono la parte corpuscolata del sangue (globuli rossi, globuli bianchi e piastrine). Se nel percorso che porta le cellule staminali a diventare “adulte” subentrano errori e mutazioni, e i precursori dei granulociti vanno incontro a una trasformazione in senso tumorale, si origina la LMA.
Leucemia mieloide cronica La leucemia mieloide cronica (LMC) è una malattia che si sviluppa nel midollo osseo e progredisce lentamente. Il midollo osseo è un tessuto spugnoso contenuto all’interno delle ossa lunghe e di alcune ossa piatte, dove originano cellule immature, dette anche cellule staminali, da cui si sviluppano le cellule che costituiscono la parte corpuscolata del sangue (globuli rossi, globuli bianchi e piastrine). Se nel percorso che porta le cellule staminali a diventare “adulte” subentrano errori e mutazioni, può avvenire una trasformazione maligna che dà origine alla leucemia mieloide cronica. Il termine cronica indica che la malattia ha una progressione lenta nel tempo e può rimanere asintomatica anche per anni nella fase iniziale. Inoltre, contrariamente a quanto avviene nella forma acuta, nella leucemia mieloide cronica viene preservata la capacità dei precursori dei globuli bianchi di differenziarsi in cellule mature. Le terapie disponibili per la leucemia mieloide cronica permettono di tenere la malattia sotto controllo anche senza che questa venga eradicata.
Linfoma della cute Il linfoma cutaneo è un tumore del sistema linfatico che si origina nella pelle a partire da cellule del sistema immunitario, chiamate linfociti. Queste cellule hanno un ruolo fondamentale nelle difese dell’organismo e sono presenti principalmente negli organi linfoidi (i linfonodi, la milza e il midollo osseo dove nascono). Inoltre si trovano nel sangue, nel tubo digerente e anche in molti altri organi, inclusa la pelle. Il linfoma cutaneo fa parte dei cosiddetti linfomi non-Hodgkin.
Linfoma di Hodgkin Il linfoma di Hodgkin è un tumore del sistema linfatico che origina dai linfociti B, un tipo di globuli bianchi presenti nel sangue, nei linfonodi, nella milza, nel midollo osseo e in numerosi altri organi che compongono il tessuto linfatico. Il linfoma di Hodgkin molto spesso si sviluppa all’interno dei linfonodi, piccoli organi disposti in maggioranza nella parte superiore del corpo, che svolgono un ruolo cruciale nella difesa immunitaria. Infatti, in condizioni fisiologiche, in presenza di una infiammazione o infezione si ingrossano e inducono la proliferazione di linfociti B e altre cellule immunitarie che raggiungeranno il sito del danno cellulare. Questo tipo di tumore può insorgere in ogni parte del corpo ove siano presenti linfonodi o altri componenti del tessuto linfatico. Il linfoma di Hodgkin prende il nome dal medico inglese che per primo descrisse la patologia nel 1832, Thomas Hodgkin. Ciò che caratterizza il linfoma di Hodgkin rispetto agli altri linfomi, che vanno sotto il nome collettivo di linfomi non Hodgkin (LNH), è la presenza di cellule giganti, chiamate cellule di Reed-Sternberg e cellule di Hodgkin.
Linfoma non Hodgkin Il linfoma non-Hodgkin (LNH) è un tumore che ha origine dai linfociti B o dai linfociti T presenti nel sistema linfatico. Questo sistema è costituito dagli organi linfoidi primari e secondari, dalla rete dei vasi linfatici, e dalla linfa. Gli organi linfoidi primari sono timo e midollo osseo, mentre gli organi linfoidi secondari sono milza e linfonodi. La principale funzione del sistema linfatico è la difesa dell’organismo dagli agenti esterni e dalle infezioni. Il LNH, così chiamato per distinguerlo dal linfoma di Hodgkin, si sviluppa nei linfonodi o in altri organi e sistemi, tra cui stomaco, intestino, fegato, osso e, più raramente, cute e sistema nervoso centrale.
Melanoma cutaneo Il melanoma cutaneo è un tumore che deriva dalla trasformazione tumorale dei melanociti, alcune delle cellule che formano la pelle. La pelle è l’organo più esteso del nostro corpo ed è formata da 3 strati: l’epidermide, il derma e il tessuto sottocutaneo o grasso. I melanociti fanno parte, insieme ai cheratinociti, dell’epidermide e hanno il compito di produrre melanina, un pigmento che protegge dagli effetti dannosi dei raggi solari e che permette alla pelle di abbronzarsi quando ci si espone al sole. In condizioni normali i melanociti possono dar luogo ad agglomerati scuri visibili sulla superficie della pelle e noti come nei (nevi è il termine medico).
Melanoma non cutaneo Il melanoma è un tumore che prende origine dai melanociti, cellule presenti nello strato superficiale della pelle (epidermide) e in altri tessuti come, per esempio, le mucose e parti dell’occhio. Queste cellule hanno in genere il compito di produrre melanina, un pigmento naturale che protegge dagli effetti dannosi dei raggi solari. L’abbronzatura è il risultato di questo meccanismo di difesa, che porta alla produzione di alti livelli di melanina. In condizioni normali i melanociti possono dar luogo ad agglomerati scuri visibili sulla superficie della pelle e noti come nei (nevi è il termine medico). Quello della pelle (detto melanoma cutaneo ) è sicuramente il melanoma più comune, ma il tumore si può manifestare anche in altre sedi dove sono presenti i melanociti, come, per esempio, l’occhio (melanoma intraoculare) e le mucose di bocca, naso, ano, vulva e vagina (melanoma mucosale).
MEN1 – Neoplasia endocrina multipla di tipo 1
Il sistema endocrino è costituito da tessuti specializzati, ghiandole, che producono ormoni che vengono rilasciati nell’organismo in collegamento con il sistema nervoso. Tra queste vi sono l’ipofisi (o ghiandola pituitaria) che si trova alla base del cranio, la tiroide e le paratiroidi (accanto alla tiroide) nel collo, le ghiandole surrenali poste nell’addome subito sopra i reni e il pancreas. Con il termine neoplasia endocrina multipla (MEN – dall’inglese multiple endocrine neoplasia) si descrive una rara sindrome caratterizzata dalla presenza di molteplici tumori sia maligni sia benigni che colpiscono il sistema endocrino, causando in genere uno squilibrio nella produzione degli ormoni. In base alle specifiche manifestazioni cliniche e alle diverse caratteristiche genetiche, le neoplasie endocrine multiple si distinguono in due tipi principali: MEN1 MEN2, quest’ultima a sua volta suddivisa in ulteriori due sottotipi clinici: MEN2A (comprensiva della variante “carcinoma midollare familiare della tiroide”) e MEN2B. Recentemente è stata caratterizzata, clinicamente e geneticamente, un’altra sindrome endocrina multipla, indicata come MEN4. La neoplasia endocrina multipla di tipo 1, detta anche sindrome di Wermer, è legata a mutazioni che inattivano il gene omonimo (MEN1), un oncosoppressore.
MEN2 – Neoplasia endocrina multipla di tipo 2 Il sistema endocrino è costituito da tessuti specializzati, ghiandole, che producono ormoni che vengono rilasciati nell’organismo in collegamento con il sistema nervoso. Tra queste vi sono l’ipofisi (o ghiandola pituitaria) che si trova alla base del cranio, la tiroide e le paratiroidi (accanto alla tiroide) nel collo, le ghiandole surrenali poste nell’addome subito sopra i reni e il pancreas. Con il termine neoplasia endocrina multipla (MEN – dall’inglese multiple endocrine neoplasia) si descrive una rara sindrome caratterizzata dalla presenza di diversi tumori sia maligni sia benigni che colpiscono il sistema endocrino, causando in genere uno squilibrio nella produzione degli ormoni. In base alle specifiche manifestazioni cliniche e alle diverse caratteristiche genetiche, le neoplasie endocrine multiple si distinguono in due tipi principali: MEN1 e MEN2, quest’ultima a sua volta suddivisa in ulteriori due sottotipi clinici: MEN2A (comprensiva della variante “carcinoma midollare familiare della tiroide”) e MEN2B. Recentemente è stata caratterizzata, clinicamente e geneticamente, un’altra sindrome endocrina multipla, indicata come MEN4. In particolare la neoplasia endocrina multipla di tipo 2 è legata a mutazioni attivanti nel gene RETun oncogene.
Mesotelioma Il mesotelioma è un tumore che nasce dalle cellule del mesotelio. Così si chiamano le membrane che rivestono, come una sottile pellicola, gli organi interni. A seconda dell’area che ricopre, il mesotelio assume nomi diversi: si chiama pleura nel torace, peritoneo nell’addome, pericardio nello spazio attorno al cuore e tunica vaginale nella zona attorno ai testicoli. Oltre al mesotelioma maligno, dal mesotelio possono svilupparsi anche tumori benigni (tumori adenomatoidi, mesotelioma cistico benigno ecc.) che in genere vengono rimossi chirurgicamente e non richiedono ulteriori trattamenti.
Metastasi cerebrali di tumore Con l’espressione metastasi cerebrali di tumore si definisce un tumore secondario originato all’interno dell’encefalo da metastasi di un altro cancro. Il tessuto che lo compone, cioè, non è formato da cellule del sistema nervoso centrale, ma da cellule che, migrando da tumori con origine in altre parti del corpo, si insediano nel sistema nervoso centrale. La comparsa di metastasi cerebrali può avvenire anche mesi, o persino anni, dopo la scoperta e il trattamento di un tumore primario.
Metastasi ossee La metastasi ossea è una neoplasia secondaria che non prende origine nell’osso stesso, ma è causata da cellule tumorali migrate in questa sede da organi diversi (mammellaprostata eccetera), dove si è sviluppato precedentemente un tumore primario. La progressione tumorale, e in particolare la ricaduta sistemica dipende da diversi fattori che devono verificarsi. Da un tumore primario si staccano molte cellule, la maggior parte delle quali non dà origine a metastasi: solo lo 0,02 per cento delle cellule che raggiungono il circolo sanguigno riesce a rimanere vitale e a colonizzare un secondo organo. Il fatto che alcune riescano nell’impresa dipende da almeno 4 fattori: le caratteristiche del tumore primario (tipo di neoplasia, stadio e grado), il microambiente in cui è immerso il tumore, gli eventuali ostacoli che le cellule metastatiche trovano nel loro viaggio e le caratteristiche generali del paziente. Le cellule tumorali, quando raggiungono il tessuto osseo, possono rimanere quiescenti (vitali ma non proliferanti) per tempi molto lunghi, anche molti anni. Grazie a diversi stimoli esterni, le cellule dormienti possono ricominciare a proliferare nel tessuto osseo e formare metastasi ossee conclamate diagnosticabili radiologicamente. Quando le cellule metastatiche hanno formato colonie distanti dal tumore primario, possono anche avere sviluppato caratteristiche diverse da quelle delle cellule di partenza.
Mieloma multiplo Il mieloma multiplo (MM) è un tumore che colpisce un tipo particolare di cellule del midollo osseo, le plasmacellule. Le plasmacellule sono cellule del sistema immunitario che derivano dai linfociti B e hanno il compito di produrre gli anticorpi (chiamati anche immunoglobuline o gammaglobuline) per combattere le infezioni. Si trovano per l’appunto nel midollo osseo, un tessuto spugnoso contenuto principalmente nelle ossa piatte, come le ossa del bacino e le costole, e nelle estremità delle ossa lunghe. La moltiplicazione abnorme e incontrollata di una plasmacellula dà origine a una popolazione (un clone) di cellule tumorali. Le cellule di mieloma producono grandi quantità di un solo anticorpo, detto componente monoclonale (CM), che si accumula nel sangue e nei tessuti. Producono anche sostanze che stimolano gli osteoclasti, le cellule responsabili della demolizione del tessuto osseo, creando delle lesioni focalizzate che portano allo sviluppo di fratture. Inoltre, nelle fasi più avanzate, la proliferazione delle cellule tumorali ostacola quella delle altre cellule del sangue (globuli bianchi, globuli rossi e piastrine) e provoca un indebolimento delle difese immunitarie, anemia o difetti nella capacità di fermare emorragie.
Osteosarcoma L’osteosarcoma ha origine da cellule che tendono a differenziarsi in elementi capaci di produrre sostanza ossea. Le cellule di osteosarcoma sono quindi simili alle cellule che normalmente formano l’osso, ma si moltiplicano illimitatamente formando un tessuto immaturo e disordinato che distrugge e sostituisce quello sano. L’osso non è un tessuto inerte. Durante tutta la vita il tessuto osseo si rinnova grazie all’attività combinata degli osteoblasti (cellule che producono l’osso), degli osteoclasti (cellule che riassorbono l’osso) e dei numerosissimi osteociti (cellule che mantengono la salute dell’osso). In questo modo l’osso mantiene integra la forza e l’elasticità necessarie alla sua funzione di sostegno del corpo. Come un’impalcatura dinamica, le ossa sono essenziali a garantire il movimento del corpo attraverso l’azione dei muscoli. Proteggono organi vitali, come il cervello, racchiuso nella scatola cranica, il cuore e i polmoni, all’interno della gabbia toracica. L’osso è inoltre un’importante riserva di sali minerali (calcio, fosforo), indispensabili per il buon funzionamento di tutte le cellule dell’organismo. Infine il midollo osseo, contenuto all’interno delle ossa, produce e rinnova le cellule del sangue (globuli bianchi, globuli rossi, piastrine).
Sarcoma dei tessuti molli I sarcomi dei tessuti molli sono tumori rari che derivano dalla trasformazione maligna delle cellule dei cosiddetti tessuti molli dell’organismo: muscoli, tessuti connettivi, vasi sanguigni e linfatici, nervi, legamenti e tessuto adiposo. Sono noti almeno 50 sottotipi di sarcomi dei tessuti molli. I sarcomi dei tessuti molli possono localizzarsi praticamente in tutti i distretti corporei. In circa due casi su tre questi tumori si formano a livello degli arti o del tronco superficiale, negli altri casi interessano la testa, il collo, gli organi interni (tra cui l’utero) o internamente il tronco (principalmente il retroperitoneo, ovvero la parte posteriore della cavità addominale, ricca di tessuto adiposo e connettivo).
Sarcoma di Kaposi Il sarcoma di Kaposi è un tumore che prende origine dalle cellule che ricoprono l’interno dei vasi sanguigni o linfatici (cellule endoteliali) e può manifestarsi nella cute, nelle mucose (per esempio all’interno della bocca) e negli organi interni (come il lungo il tratto digestivo a livello dello stomaco e dell’intestino). La crescita incontrollata delle cellule endoteliali genera la comparsa di lesioni sotto forma di macchie rosso-violacee a livello della pelle. Tali lesioni di solito non danno sintomi particolari, ma possono mutare fino a trasformarsi in veri e propri noduli. Il primo a descrivere questo tumore fu l’ungherese Moritz Kaposi nella seconda metà dell’Ottocento e da lui prende il nome la malattia.
Tumore alle ossa Un tumore delle ossa è una malattia che può avere origine dalla trasformazione di qualunque cellula di cui è composto un osso. A uno sguardo superficiale le ossa possono sembrare tessuti “morti” per via della loro durezza e del fatto che non cambiano forma una volta raggiunta l’età adulta. Le ossa sono in realtà costituite da cellule vive e attive che contribuiscono a mantenerne forma e forza. Tra le cellule presenti nelle ossa vi sono gli osteoblasti che fabbricano la matrice ossea indispensabile alla resistenza e gli osteoclasti che aiutano l’osso a mantenere la propria forma depositando o rimuovendo minerali. Le ossa servono a sostenere i muscoli, come una sorta di impalcatura che regge un edificio. Inoltre proteggono organi vitali come il cervello, racchiuso nella scatola cranica, e il cuore e i polmoni, situati all’interno della gabbia toracica, sotto lo sterno. Il midollo osseo contenuto nella parte più interna delle ossa produce le cellule del sangue (globuli bianchi, globuli rossi e piastrine), mentre il cosiddetto osso subcondrale, presente nelle articolazioni e coperto da cartilagine, ammortizza e rende possibili i movimenti articolari.
Tumore dei testicoli Il cancro del testicolo è un tumore maschile in cui le cellule tumorali si formano a partire dai tessuti di uno o di entrambi i testicoli. I testicoli sono gli organi in cui nell’uomo avviene la formazione e la maturazione degli spermatozoi. Inoltre sono responsabili della produzione di alcuni ormoni maschili, come il testosterone, per cui si può dire che abbiano una funzione analoga a quella delle ovaie nella donna. I testicoli sono due, contenuti nello scroto, una “borsa” di pelle situata direttamente sotto il pene. Di norma il tumore colpisce un solo testicolo, ma gli uomini che in passato hanno già avuto questa neoplasia hanno un rischio più elevato di sviluppare lo stesso tumore nell’altro testicolo.
Tumore del cervello Un tumore cerebrale consiste nella crescita anomale di cellule nei tessuti del cervello, che può essere benigna o maligna. Fa parte del cervello il sistema nervoso centrale, costituito da due parti: l’encefalo e il midollo spinale. Insieme controllano sia le funzioni volontarie, per esempio camminare, parlare, eccetera, sia le funzioni involontarie, per esempio la respirazione, la digestione e così via. Il sistema nervoso centrale è anche alla base delle funzioni sensoriali (vista, olfatto, tatto, udito e gusto), delle emozioni e di tutte le attività cosiddette superiori quali la memoria e l’apprendimento. L’encefalo è un organo spugnoso e soffice, suddiviso in tre parti: il cervello, il cervelletto e il tronco encefalico. Il cervello è la parte più voluminosa, divisa in due porzioni simmetriche chiamate emisferi (destro e sinistro), che controllano ciascuna le funzioni della metà opposta del corpo. Ogni emisfero è organizzato in quattro lobi: il frontale, il parietale, l’occipitale e il temporale, adibiti a compiti specifici. Vi sono, poi, strutture profonde come l’ipofisi, l’ipotalamo, l’ippocampo e l’amigdala che controllano diverse funzioni, tra cui quelle emotive. Il cervelletto è più piccolo dell’encefalo ed è situato sotto di esso e posteriormente. È responsabile dell’equilibrio e della coordinazione, controlla attività complesse come parlare e camminare e contribuisce alla formazione della memoria. La terza parte del cervello, detta tronco encefalico, collega l’encefalo al midollo spinale e regola molte delle funzioni fondamentali del corpo come la respirazione, il mantenimento della temperatura corporea e della pressione sanguigna. Il midollo spinale è composto da un insieme di nervi, cellule e fibre nervose che corrono dalla testa fino alla zona lombare all’interno del canale vertebrale. Compito del midollo spinale è trasferire gli stimoli dalla periferia al cervello e, in senso inverso, i messaggi del cervello ai vari organi. Il sistema nervoso è la parte più delicata e importante di tutto l’organismo umano e, per questo, è protetto da una serie di barriere. Tra queste vi sono le meningi, membrane che lo avvolgono per tutta la sua lunghezza e che attutiscono gli urti, insieme a un liquido chiamato liquor. Il liquor deve anche rifornire il cervello di sostanze nutritive provenienti dal sangue e portare via le sostanze di rifiuto. Un’ulteriore protezione è assicurata dalle strutture ossee presenti lungo tutto il sistema nervoso, dalla scatola cranica alle vertebre. Il sistema nervoso centrale è stato considerato per anni un organo immuno-privilegiato, separato dal resto dell’organismo e con una limitata possibilità di accesso da parte delle cellule immunitarie per la presenza della barriera ematoencefalica e la mancanza di un sistema linfatico. Una importante scoperta i cui risultati sono stati pubblicati nel 2015 ha completamente ribaltato il concetto di cervello come “santuario immunologico”, scoprendo la presenza di minuscole strutture a livello delle meningi, veri e propri vasi linfatici. Questi vasi sono coinvolti nello scambio di cellule immunitarie tra cervello e liquor e nel drenaggio dei linfonodi cervicali. Forme tumorali possono colpire qualsiasi parte del cervello, del cervelletto, del sistema nervoso o delle meningi che lo rivestono, e in genere prendono il nome dal tipo di cellula dalla quale hanno origine.
Tumore del colon-retto Il tumore del colon-retto è un cancro che si forma nei tessuti del colon (la parte più lunga dell’intestino crasso) o del retto (la parte dell’intestino crasso più vicina all’ano). Colon e retto fanno parte dell’intestino, l’organo che assorbe le sostanze nutritive assunte con il cibo. Ha l’aspetto di un tubo cavo la cui lunghezza varia da persona a persona tra i 4 e i 10 metri, ma in media è lungo 7 metri. L’intestino è suddiviso in due parti che hanno funzioni diverse: l’intestino tenue e l’intestino crasso. L’intestino tenue ‒ o piccolo intestino, a sua volta distinto in duodeno, digiuno e ileo ‒ ha la funzione di portare a termine la digestione iniziata in bocca e proseguita nello stomaco, cui è collegato tramite il duodeno. La funzione principale dell’intestino crasso ‒ o grosso intestino ‒ è invece di assorbire acqua per compattare le feci. L’Intestino crasso comprende colon ‒ a sua volta suddiviso in colon destro o ascendente (con il cieco e l’appendice), colon trasverso, colon sinistro o discendente e sigma ‒ e retto, che termina infine nel canale anale. Come tutti i tumori, anche il tumore del colon-retto è una conseguenza della crescita incontrollata di cellule, in questo caso di quelle epiteliali della mucosa che riveste internamente la parte interna dell’intestino. I tumori dell’intestino nascono soprattutto nel colon e nel retto, mentre i tumori del piccolo intestino e del canale anale sono molti rari (2-3 per cento di tutti i tumori del tratto digerente). I tumori del colon sono quasi tre volte più frequenti dei tumori del retto, e si manifestano con modalità diverse sia a livello clinico sia molecolare. Questo condiziona il tipo di trattamento locale (chirurgia e/o radioterapia) e sistemico (chemioterapia, terapia biologiche e molecolari, immunoterapia), oltre alla sequenza in cui questi tipi diversi di cure vengono offerte al paziente.
Tumore del fegato Il fegato è il più grande organo del corpo umano; è situato nella parte superiore destra dell’addome ed è diviso in due lobi, uno sinistro e uno destro, più grande. Il fegato è fondamentale per mantenere di un buono stato di salute: rimuove le sostanze di scarto dal sangue e produce la bile e molti enzimi necessari alla digestione. È irrorato da due grossi vasi: l’arteria epatica e la vena porta. Il tumore del fegato è provocato dalla proliferazione incontrollata di cellule all’interno dell’organo.
Tumore del pancreas Il tumore del pancreas è una malattia oncologica che si sviluppa nell’omonimo organo, di tipo ghiandolare e dalla forma allungata. Il pancreas è lungo circa 18-20 cm, ed è situato in profondità nell’addome tra lo stomaco e la colonna vertebrale. È suddiviso in tre parti: la più grande viene chiamata “testa”, quella centrale è detta “corpo” e la parte più sottile, che si protrae fin verso la milza, è denominata “coda”. Il pancreas produce alcuni ormoni molto importanti tra i quali l’insulina e il glucagone (che regolano il livello degli zuccheri nel sangue). Anche diversi enzimi sono fabbricati nel pancreas, come per esempio la tripsina. Trasportati dai dotti pancreatici nell’intestino, tali enzimi contribuiscono alla digestione e all’assorbimento di alcuni tipi di nutrienti. Il tumore del pancreas si manifesta quando alcune cellule, nella maggior parte dei casi le cellule di tipo duttale, si moltiplicano senza più controllo.
Tumore del pene Il pene è l’organo sessuale esterno maschile, che fa parte anche del sistema urinario dell’uomo. È un organo erettile costituito da diversi tipi di tessuti (pelle, nervi, e vasi sanguigni) e attraversato da un canale detto uretra che serve a svuotare la vescica dalle urine (con la minzione) e a emettere il liquido seminale (con l’eiaculazione). All’interno del pene si trovano due camere chiamate “corpi cavernosi” e un’altra, detta “corpo spongioso”, che riveste l’uretra. Le camere contengono un intreccio di vasi sanguigni responsabili del fenomeno dell’erezione: in risposta a segnali da parte del sistema nervoso, il sangue si concentra nei corpi cavernosi e nel corpo spongioso, provocando l’espansione dei tessuti tramite la vasodilatazione e un sistema di valvole che la mantengono. Dopo l’eiaculazione, il sangue torna a defluire dal pene al resto della circolazione e il pene riprende il suo aspetto a riposo. Tutte le cellule che costituiscono il pene possono trasformarsi e dare origine a un tumore, anche se questo processo non è molto frequente: il tumore del pene è, infatti, piuttosto raro.
Tumore del polmone Il tumore del polmone si può sviluppare in due organi simmetrici, spugnosi, posti nel torace. La funzione di tali organi è trasferire l’ossigeno respirato nel circolo sanguigno e di depurare il sangue dall’anidride carbonica prodotta dall’organismo. Con l’inspirazione l’aria entra nell’organismo attraverso il naso o la bocca e raggiunge i polmoni passando dalla trachea, una struttura a forma di tubo che si divide in due rami, uno diretto al polmone destro e uno al sinistro. Questi due rami principali si dividono in altri più piccoli, chiamati bronchi, che a loro volta si dividono in ramificazioni ancora più piccole, i bronchioli. In fondo ai bronchioli si trovano gli alveoli, cavità simili a “sacchetti”, nei quali avvengono gli scambi gassosi. Attraverso i moltissimi capillari presenti negli alveoli, l’ossigeno introdotto con la respirazione entra nel circolo sanguigno e può raggiungere tutte le cellule, mentre l’anidride carbonica prodotta dalle cellule entra negli alveoli e viene espulsa con l’espirazione. Il tumore del polmone, che si può sviluppare a partire dalle cellule che costituiscono bronchi, bronchioli e alveoli, può formare una massa in grado di ostruire il flusso dell’aria, oppure provocare emorragie polmonari o bronchiali. Non esiste un solo tipo di tumore al polmone, bensì diverse forme della malattia. Inoltre, il polmone può diventare la sede di metastasi di tumori che colpiscono altri organi (per esempio quello della mammella).
Tumore del rene Il cancro del rene è un tumore che in genere si origina dalla proliferazione incontrollata di cellule renali. I reni sono due organi pari, posti simmetricamente nella parte posteriore dell’addome, a livello lombare. Hanno la forma di due fagioli, delle dimensioni di un pugno, e contengono formazioni tubulari che filtrano il sangue trattenendo le sostanze di rifiuto prodotte dall’organismo. Queste sono poi espulse con le urine, che sono il prodotto finale della filtrazione renale. Spesso il tumore del rene si sviluppa da cellule che rivestono l’interno di questi tubuli, anche se talvolta può aver inizio anche da altri tessuti o dalla capsula che ricopre esternamente l’organo stesso.
Tumore del seno Il seno è posto tra la pelle e la parete del torace ed è costituito da un insieme di ghiandole e tessuto adiposo. Le strutture ghiandolari, chiamate lobuli, sono unite tra loro a formare un lobo, e in un seno vi sono da 15 a 20 lobi. Il latte giunge al capezzolo dai lobuli attraverso piccoli tubi chiamati dotti galattofori (o lattiferi). Il tumore al seno è una malattia potenzialmente grave se non è individuata e curata per tempo. È dovuto alla moltiplicazione incontrollata di alcune cellule della ghiandola mammaria che si trasformano in cellule maligne e acquisiscono la capacità di staccarsi dal tessuto che le ha generate per invadere quelli circostanti e, col tempo, anche organi più lontani. In teoria tutte le cellule presenti nel seno possono dare origine a un tumore, ma nella maggior parte dei casi il cancro ha origine dalle cellule ghiandolari (dai lobuli) o da quelle che formano la parete dei dotti.
Tumore del seno triplo negativo Il seno è posto tra la pelle e la parete del torace ed è costituito da un insieme di ghiandole e tessuto adiposo. Le strutture ghiandolari, chiamate lobuli, sono unite tra loro a formare un lobo, e in un seno vi sono da 15 a 20 lobi. Il latte giunge al capezzolo dai lobuli attraverso piccoli tubi chiamati dotti galattofori (o lattiferi). Il tumore al seno è una malattia potenzialmente grave se non è individuata e curata per tempo. È dovuto alla moltiplicazione incontrollata di alcune cellule della ghiandola mammaria che si trasformano in cellule maligne e acquisiscono la capacità di staccarsi dal tessuto che le ha generate per invadere quelli circostanti e, col tempo, anche organi più lontani. In teoria tutte le cellule presenti nel seno possono dare origine a un tumore, ma nella maggior parte dei casi il cancro ha origine dalle cellule ghiandolari (dai lobuli) o da quelle che formano la parete dei dotti. Il tumore del seno triplo negativo deve il proprio nome al fatto che nessuno dei tre bersagli molecolari contro i quali esistono trattamenti mirati (recettore degli estrogeni, recettore del progesterone ed espressione di HER-2 aumentata) si riscontrano sulle sue cellule.
Tumore del surrene Il tumore del surrene è una malattia che si può sviluppare dalle due ghiandole surrenali, o surreni, piccoli organi ghiandolari posti al di sopra di ciascun rene (da ciò deriva il loro nome, appunto sur-rene). Le ghiandole hanno una forma triangolare e sono formate da diverse componenti. La parte centrale, chiamata midollare del surrene, produce due ormoni, l’adrenalina e la noradrenalina, con importanti funzioni nel sistema nervoso. La parte esterna, detta corticale, produce gli ormoni steroidei, fra cui l’aldosterone, che contribuisce a regolare la pressione arteriosa, il cortisolo, importante nella regolazione dei livelli di zucchero nel sangue (glicemia), e alcuni ormoni sessuali maschili (androgeni) e femminili (precursori degli estrogeni).
Tumore dell’ano Il tumore dell’ano si origina dall’orifizio che rappresenta la parte terminale dell’intestino. La funzione di tale orifizio è l’espulsione delle feci. Il cibo ingerito attraversa prima tutto il sistema digerente e, dopo la digestione viene trasformato in feci. Dopo una sosta nel retto, l’ultima parte dell’intestino crasso, il materiale fecale passa nel canale anale e viene espulso all’esterno attraverso l’ano. Il canale anale è un tratto del tubo digerente lungo 3-5 cm, rivestito, nella sua parte interna, da una mucosa formata da uno strato di cellule, che si possono trasformare in cellule tumorali. Nella maggior parte dei casi il tumore dell’ano ha origine in questo tratto, ma può anche originare dall’orifizio stesso ed essere rivestito da cellule che somigliano a quelle della cute esterna (in questo caso viene chiamato tumore a cellule squamose).
Tumore dell’occhio Il tumore dell’occhio riguarda l’organo che ci permette di vedere e che ha una struttura molto complessa. Semplificando molto, si può dire che l’occhio come è comunemente inteso è composto di tre parti: il globo oculare, l’orbita e i cosiddetti annessi. La struttura principale, il globo oculare, è una sorta di sfera riempita di materiale gelatinoso, detto umor vitreo, e rivestito da tre membrane:
  • la sclera, che ricopre l’esterno dell’occhio e, nella parte anteriore, è in contatto diretto con la cornea, la membrana trasparente che permette il passaggio e la focalizzazione della luce;
  • l’uvea, la membrana intermedia, composta da iride, coroide e corpo ciliare;
  • la retina, la membrana più interna, formata da cellule nervose sensibili alla luce, in grado di trasmettere l’informazione al cervello attraverso il nervo ottico.
L’orbita è rappresentata dai tessuti, quali muscoli e nervi, che circondano il globo oculare, mentre sono considerati annessi strutture come le palpebre o le ghiandole lacrimali. Il tumore dell’occhio viene classificato come intraoculare, se ha origine nel globo oculare; orbitale, se ha origine nell’orbita; annessiale o degli annessi, se ha origine nelle strutture considerate annessi oculari.
Tumore dell’ovaio Il tumore dell’ovaio può avere origine nei tessuti che formano due organi delle dimensioni di una grossa mandorla, di circa tre centimetri di diametro (ma con variazioni rispetto all’età), situati a destra e a sinistra all’utero, cui sono connessi dalle tube di Falloppio. Le funzioni dell’ovaio sono due: produrre ormoni sessuali femminili (estrogeni e progesterone) e ovociti (le cellule riproduttive femminili). Nelle donne fertili e non in stato di gravidanza, ogni mese le ovaie producono un ovocita che si muove verso l’utero per essere eventualmente fecondato. Il cancro dell’ovaio è dovuto alla proliferazione incontrollata delle cellule dell’organo, il più delle volte le cellule epiteliali (ovvero non quelle che producono gli ovuli). Anche le cellule germinali e quelle stromali, gli altri due tipi cellulari presenti nell’ovaio, possono però essere all’origine di un tumore.
Tumore dell’utero Si tratta di un tumore che si può formare nell’utero, l’organo dell’apparato femminile deputato ad accogliere il feto in caso di gravidanza. Ha la forma di un imbuto rovesciato ed è formato da due parti principali: il corpo, che costituisce la parte superiore, più larga, e il collo o cervice, in diretto collegamento con la vagina, che costituisce la parte inferiore. Ciascuna di queste due porzioni è formata da diversi tipi di tessuto, con cellule deputate a svolgere funzioni diverse. Il corpo uterino è formato da uno strato di rivestimento interno, chiamato endometrio, costituito da cellule note come epiteliali e ghiandolari, e da uno strato più spesso, di rivestimento esterno, chiamato miometrio, formato da cellule muscolari. I cambiamenti ormonali che si verificano durante il ciclo mestruale influenzano notevolmente la struttura dell’endometrio, la cui parte più superficiale dapprima si ispessisce, per poter consentire l’eventuale annidamento dell’embrione in caso di concepimento, e, in caso questo non avvenga, si sfalda e viene espulsa attraverso la vagina, sotto forma di flusso mestruale. In questa scheda verranno descritti i tumori che interessano il corpo dell’utero, mentre quelli della cervice uterina sono descritti in una pagina separata.
Tumore dell’esofago Si tratta del cancro che si forma nei tessuti che rivestono l’esofago, un organo di forma cilindrica, lungo circa 25-30 centimetri, largo 2-3 centimetri e localizzato tra la gola e lo stomaco. Nell’esofago passano gli alimenti e i liquidi che ingeriamo, spinti verso il basso da un’onda propulsiva scandita dalla muscolatura della parete dell’organo. Quest’ultima è costituita da uno strato di mucosa ricca di ghiandole, a diretto contatto con gli alimenti, da uno strato sottomucoso e da uno muscolare, responsabile della spinta del cibo verso il basso. L’esofago è collegato allo stomaco, nel suo tratto terminale, da una valvola detta cardias, che si apre e si chiude permettendo il passaggio del cibo dall’esofago allo stomaco e impedendone poi la risalita. Il tumore dell’esofago è dovuto nella maggior parte dei casi alla crescita incontrollata delle cellule appartenenti allo strato di mucosa o alle ghiandole che la costituiscono; molto più raramente deriva dalle cellule muscolari.
Tumore dell’ipofisi È detto tumore dell’ipofisi qualsiasi malattia oncologica che colpisce l’omonima ghiandola. L’ipofisi, o ghiandola pituitaria, è una ghiandola situata dentro il cranio, alla sua base. Pur essendo molto piccola, con dimensioni paragonabili a quelle di un pisello, ha un ruolo determinante poiché è collegata direttamente con una parte del cervello chiamata ipotalamo e garantisce il collegamento tra le attività del cervello e quelle del sistema endocrino per la produzione di determinati ormoni. L’ipofisi è regolata dagli ormoni prodotti dall’ipotalamo e a sua volta produce ormoni che influenzano l’attività di altre ghiandole come tiroide, ghiandole surrenali e gonadi (ovaie e testicoli) denominate ghiandole bersaglio. Proprio per questa funzione di controllo è anche definita ghiandola maestra. È costituita da due parti, una più grande (ipofisi anteriore) e una più piccola (ipofisi posteriore), ciascuna con una funzione specifica. In particolare, l’ipofisi anteriore produce gli ormoni che regolano l’attività di altre ghiandole endocrine: l’ormone della crescita, la tireotropina o TSH, la corticotropina o ACTH, le gonadotropine (ormone luteinizzante o LH e ormone follicolo-stimolante o FSH) e la prolattina. L’ipofisi posteriore è deputata all’immagazzinamento e al rilascio in circolo di vasopressina, nota come ormone anti-diuretico (ADH), e ossitocina, entrambi prodotti dall’ipotalamo. Di conseguenza, qualsiasi tumore colpisca la ghiandola si manifesterà con sintomi dovuti alle alterazioni della regolazione ormonale di altri organi, anche molto distanti. Il tumore dell’ipofisi si sviluppa dalle cellule della ghiandola ipofisaria, in particolare si manifesta con più frequenza nell’ipofisi anteriore. Pur non essendo nella maggior parte dei casi maligno, può avere effetti importanti sulla salute, dal momento che manda in tilt il sistema di produzione e regolazione degli ormoni, o perché può comprimere o danneggiare nervi cranici e le adiacenti zone cerebrali.
Tumore dell’uretra L’uretra è un organo a forma di tubo che serve a trasportare l’urina dalla vescica fino all’esterno del corpo. Nelle donne è lunga 3-4 cm e sfocia appena al di sopra della vagina. Nell’uomo è molto più lunga (circa 20 cm) e passa attraverso la prostata e il pene; oltre all’urina, l’uretra maschile trasporta anche il liquido seminale. Si distinguono due porzioni di uretra: l’uretra anteriore (la parte più vicina all’esterno) e l’uretra posteriore (più vicina alla vescica). Il tumore dell’uretra, o carcinoma uretrale, origina dalla trasformazione maligna delle cellule che formano quest’organo. I tumori dell’uretra che hanno origine da una cellula dell’urotelio, cioè l’epitelio che riveste l’interno dell’apparato escretore, sono detti tumori uroteliali. Rientrano fra i tumori uroteliali anche quello della pelvi renale, il cancro dell’uretere e la maggior parte dei tumori della vescica. L’uretra può essere sede inoltre di altri tipi di neoplasia, come il melanoma o il leiomioma (un tumore benigno del tessuto muscolare liscio).
Tumore della bocca Le neoplasie della bocca, o cavo orale, assieme a quelle che interessano faringe, laringe, ghiandole salivari, cavità nasali e seni paranasali, rientrano fra i cosiddetti tumori della testa e del collo. La bocca, o cavo orale, comprende i due terzi anteriori della lingua, le gengive, la superficie interna delle guance e delle labbra, l’area situata sotto la lingua (il pavimento orale), la parte superiore ossea (il palato duro) e la zona che si colloca in posizione posteriore rispetto ai denti (il trigono retromolare). Tutte queste sedi possono essere interessate dalla crescita di un tumore.
Tumore della cavità nasale e dei seni paranasali La cavità nasale è uno spazio che inizia dalle narici, si apre al di sopra del palato e arriva fino al punto di contatto tra la bocca e la gola, mentre i seni paranasali sono cavità delimitate dalle ossa del volto, che, come suggerisce il nome, si trovano vicine al naso. I seni paranasali sono in numero pari, disposti in modo simmetrico e prendono il nome dalla regione del cranio in cui si trovano (mascellari, frontali, sfenoidali, etmoidali). Normalmente i seni paranasali contengono aria, ma si possono “intasare”, riempiendosi di muco o pus, in caso di raffreddore o infezioni. La cavità nasale e i seni paranasali hanno diverse funzioni, quali filtrare, riscaldare e inumidire l’aria che si introduce inspirando, alleggerire il peso del cranio e altre ancora. Sono rivestiti da un tessuto che produce muco (mucosa) e nel quale può avere origine un tumore.
Tumore della cervice uterina Il tumore della cervice uterina si sviluppa nella parte inferiore dell’utero, l’organo dell’apparato femminile dove viene accolto e si sviluppa l’embrione nel corso della gravidanza. L’utero ha la forma di un imbuto rovesciato ed è formato da due parti principali: la parte superiore è chiamata corpo dell’utero, mentre l’estremità inferiore è detta collo o cervice. La cervice uterina è in diretto collegamento con la vagina e può essere suddivisa in due parti dette endocervice (quella più vicina al corpo dell’utero) ed ectocervice o esocervice (quella più vicina alla vagina). Le cellule che rivestono queste due zone della cervice non sono uguali: cellule squamose si trovano nell’ectocervice e cellule ghiandolari nell’endocervice. I due tipi cellulari si incontrano nella cosiddetta zona di transizione. La maggior parte dei tumori della cervice prende origine proprio da cellule che si trovano in questa zona “di confine”.
Tumore della cistifellea e delle vie biliari tumori della cistifellea hanno origine dalle ghiandole della mucosa dell’organo omonimo, nello strato più interno della parete, di cui provocano un ispessimento. La cistifellea, o colecisti, è un organo posto appena al di sotto del fegato che normalmente ha una lunghezza di circa 8-9 cm e una larghezza massima di 2-3 cm. Il suo compito principale consiste nell’immagazzinare e concentrare la bile prodotta dal fegato e necessaria per la digestione e l’assorbimento dei grassi. Durante la digestione la cistifellea si contrae, provocando il passaggio della bile nell’intestino attraverso la parte finale del dotto biliare, un condotto che connette il fegato alla prima parte dell’intestino dopo lo stomaco, il duodeno, e che in totale misura circa 6 cm. La cistifellea è connessa a questo condotto principale tramite un altro piccolo canale chiamato dotto cistico. Progredendo, la massa tumorale si sviluppa nella cavità interna dell’organo, ma può anche espandersi verso l’esterno infiltrando e superando la parete fino a invadere gli organi circostanti (fegato, duodeno, coledoco). Un tumore delle vie biliari può invece svilupparsi appunto nelle cosiddette vie biliari, a partire da qualsiasi tratto interno o esterno al fegato. Il sistema delle vie biliari è infatti un insieme di dotti di diverse dimensioni che raccolgono la bile prodotta dalle cellule del fegato e confluiscono in rami sempre maggiori, fino a dare origine a un dotto destro e a uno sinistro che si congiungono in un condotto comune che emerge dal fegato, chiamato dotto epatico. L’insieme dei tumori delle vie biliari compone la famiglia dei colangiocarcinomi. In caso di tumore che si sviluppa in un tratto delle vie biliari interno al fegato si parla di colangiocarcinoma intraepatico, mentre in caso di sviluppo esterno, cioè dal dotto che convoglia la bile fino all’intestino (coledoco), si parla di colangiocarcinoma extraepatico. Se infine la malattia si sviluppa dalle cellule del tratto in cui confluiscono le diramazioni biliari principali di primo ordine, sino alle biforcazioni di secondo ordine, si parla di tumore della confluenza (colangiocarcinoma perilare o tumore di Klatzkin). Mentre i colangiocarcinomi intraepatici si manifestano come masse tumorali all’interno del fegato, i colangiocarcinomi ilari ed extraepatici tendono a occludere i dotti biliari di grosso calibro.
Tumore della mammella nell’uomo Il tumore della mammella viene spesso considerato una malattia femminile, ma in realtà può svilupparsi anche nei maschi. Anche nell’uomo, infatti, sono presenti piccole quantità di tessuto mammario che, come succede nella donna, possono mutare e dare il via alla formazione di un cancro e a possibili metastasi (la successiva diffusione del tumore in organi diversi da quello di origine). La mammella, comunemente ma impropriamente detta “seno”, è costituita da un insieme di ghiandole. I lobuli, che nella donna producono il latte; i dotti, piccoli tubi che portano il latte dal lobulo al capezzolo; e lo stroma, il tessuto grasso e connettivo che circonda lobuli e dotti, assieme a vasi sanguigni e linfatici. Nelle prime fasi della vita, maschi e femmine presentano più o meno la stessa quantità di tessuto mammario. La situazione cambia con l’arrivo della pubertà, quando gli ormoni femminili prodotti dalle ovaie fanno crescere dotti, lobuli e stroma nelle donne, mentre gli ormoni maschili inibiscono la crescita di tali tessuti negli uomini, che in genere hanno i dotti, ma pochissimi lobuli e tessuto adiposo.
Tumore della milza Si tratta di un tumore che si può formare nella milza, un organo del sistema linfatico della dimensione di circa un pugno, situato nella parte superiore sinistra dell’addome, appena al di sotto della gabbia toracica. La milza è ricoperta all’esterno da un tessuto fibroso (capsula splenica) che racchiude due altri tipi di tessuto: la polpa bianca e la polpa rossa. La prima è costituita da cellule del sistema immunitario (linfociti T e B) che aiutano a combattere le infezioni, mentre la seconda, oltre a contenere altre cellule immunitarie (macrofagi), svolge la funzione di filtro per il sangue eliminando i “rifiuti” e distruggendo i globuli rossi vecchi o danneggiati. La milza non è un organo vitale, è possibile vivere senza, anche se con la splenectomia (rimozione della milza) l’organismo perde alcune delle sue armi di difesa contro le infezioni. Il tumore della milza può avere origine dalle cellule che compongono l’organo, in particolare quelle del sistema immunitario, e in tal caso è detto “primitivo”; oppure può essere la sede di metastasi provenienti da tumori in altri organi, e allora è detto “secondario”.
Tumore della pelvi renale e dell’uretere I tumori della pelvi renale e dell’uretere sono tipi di cancro che si sviluppano in parti delle vie urinarie collegate tra loro. L’uretere è un tubo lungo e stretto che unisce il rene alla vescica. Attraverso gli ureteri (ce ne sono due, uno per ciascun rene) l’urina che si forma nel rene raggiunge la vescica e lì rimane fino a quando è espulsa all’esterno. La parte più alta dell’uretere, quella a diretto contatto con il rene, ha una forma leggermente allargata e prende il nome di pelvi renale. Entrambe le strutture sono rivestite al loro interno da uno strato di cellule chiamate “cellule di transizione” dalle quali prende origine la maggior parte di questi tipi di tumore.
Tumore della prostata Il tumore della prostata ha origine dalle cellule presenti all’interno di una ghiandola, la prostata, che cominciano a crescere in maniera incontrollata. La prostata è presente solo negli uomini, è posizionata di fronte al retto e produce una parte del liquido seminale rilasciato durante l’eiaculazione. In condizioni normali ha le dimensioni di una noce, ma con il passare degli anni o a causa di alcune patologie può ingrossarsi fino a dare disturbi soprattutto di tipo urinario. Questa ghiandola è molto sensibile all’azione degli ormoni, in particolare di quelli maschili, come il testosterone, che ne influenzano la crescita.
Tumore della tiroide Il tumore della tiroide ha origine dalla trasformazione delle cellule di una ghiandola, la tiroide, posta nel collo appena sotto la cartilagine tiroidea (il cosiddetto pomo d’Adamo). La tiroide ha la forma di una farfalla con le due ali ai lati della laringe. Le due ali costituiscono i lobi della tiroide, mentre la parte centrale che le congiunge è detta istmo. La tiroide è una ghiandola endocrina: produce gli ormoni tiroidei che rilascia nel circolo sanguigno. Gli ormoni tiroidei regolano, tra le altre cose, il battito cardiaco, la temperatura corporea e soprattutto il metabolismo, ovvero la modalità con cui l’organismo utilizza e consuma le sostanze nutritive. Nei bambini intervengono anche nello sviluppo fisico e psichico, e la loro carenza determina gravi deficit sia di statura, sia cognitivi. La tiroide produce gli ormoni solo se stimolata a sua volta da un altro ormone, il TSH (o ormone tireostimolante) che viene prodotto e rilasciato dall’ipofisi, una ghiandola posta nelle parti più profonde del cervello. La struttura degli ormoni tiroidei è caratterizzata dalla presenza di alcuni atomi di iodio, che è quindi un elemento fondamentale per la loro attività. La tiroide può funzionare più del normale (ipertiroidismo, con aumento degli ormoni) o meno del normale (ipotiroidismo, con bassi livelli di ormoni) e in entrambi i casi si possono avere disturbi importanti.
Tumore della vescica Il tumore della vescica consiste nella trasformazione in senso maligno delle cellule che rivestono la superficie interna della vescica stessa, ovvero l’organo che raccoglie l’urina filtrata dai reni, prima di essere eliminata dal corpo.
Tumore della vulva e della vagina Sono tumori della vulva e della vagina quelli che originano in una qualunque delle cellule che compongono questi organi, anche se le forme più comuni riguardano grandi e piccole labbra, mentre quelle di clitoride e altre regioni sono più rari. La vulva è la parte più esterna dell’apparato genitale femminile. Oltre all’apertura vaginale (detta vestibolo), comprende le grandi e le piccole labbra ‒ strutture cutanee che proteggono l’apertura vaginale ‒ e il clitoride, formato da tessuto molto sensibile che si rigonfia all’aumento del passaggio di sangue in seguito alla stimolazione sessuale. La vagina è invece una sorta di canale (è detta anche “canale del parto”) che congiunge la vulva e la cervice uterina. La parete interna di questo canale è rivestita da un epitelio squamoso al di sotto del quale si trovano muscoli, tessuto connettivo, linfonodi e vasi sanguigni. In prossimità dell’apertura vaginale vi sono le ghiandole di Bartolini, una per lato, che producono un liquido lubrificante durante il rapporto sessuale.
Tumore delle ghiandole salivari Le ghiandole salivari si distinguono in maggiori e minori. Le ghiandole salivari maggiori sono presenti in coppia, disposte in modo simmetrico, e comprendono parotidi (ai lati del volto), ghiandole sottomandibolari (sotto la mandibola) e ghiandole sottolinguali (sotto il pavimento boccale e la lingua). Le ghiandole salivari maggiori producono la saliva, un liquido ricco di enzimi e di anticorpi necessario ad avviare il processo di digestione dei cibi e a proteggere bocca e gola dalle infezioni. Le ghiandole salivari minori, molto numerose (500-1.000), sono presenti in diverse regioni del volto, tra cui palato, lingua, guancia, ma anche naso, seni paranasali, laringe e prime vie aereo-digestive. Tutte le ghiandole al di fuori del cavo orale sono sieromucose e non salivari perché non contribuiscono alla produzione della saliva, ma sono definite ghiandole salivari per analogia con la struttura anatomica. Le cellule che formano le ghiandole salivari possono andare incontro a trasformazione e dare origine a un tumore. I tumori che originano dalle piccole ghiandole sieromucose del tratto aereo-digestivo sono identici a quelli delle ghiandole salivari minori e, pertanto, sono tradizionalmente accorpati a questi ultimi.
Tumore dello stomaco Il tumore allo stomaco (o adenocarcinoma gastrico) si origina da cellule gastriche. Lo stomaco è un organo dell’apparato digerente che svolge la seconda fase della digestione, quella successiva alla masticazione. Qui il cibo viene processato prima che arrivi all’intestino, dove saranno assorbite le sostanze nutritive ed eliminate quelle di scarto. È un organo di contenimento, con l’aspetto di un sacco allungato e con forma e dimensione variabili a seconda della costituzione corporea e delle abitudini alimentari. Il tumore dello stomaco è provocato da una massa di cellule in crescita incontrollata, che nel 90 per cento circa dei casi si sono originate dal rivestimento interno dell’organo, la mucosa.
Tumore epatico metastatico Il tumore metastatico al fegato è una malattia dovuta a cellule tumorali migrate in questa sede a partire da tumori nati in organi diversi. Non si sviluppa, invece, dalle cellule del fegato stesso, come gli epatociti o quelle dell’epitelio biliare. Le metastasi epatiche non sono quindi costituite da cellule del fegato, ma da quelle di tumori di altri organi, per esempio del colon, del retto o della mammella. Il tumore che si sviluppa per primo è detto tumore primitivo o primario, mentre le metastasi, comprese quelle al fegato, sono tumori secondari. Perché questi tumori formano metastasi proprio nel fegato? Perché il fegato, tra le sue numerose funzioni, svolge anche quella di filtro: attraverso quest’organo possono passare fino a 2 litri di sangue al minuto. In particolare, attraverso la vena porta il fegato riceve circa il 70 per cento del sangue che irrora l’organo e che proviene a sua volta dall’intestino e dai principali organi addominali. In questo grande volume di sangue possono transitare anche le cellule tumorali che si muovono nell’organismo attraverso la circolazione.
Tumori con sede primaria sconosciuta I tumori con sede primaria sconosciuta o ignota sono malattie rare che vengono diagnosticate quando nell’organismo si trovano cellule tumorali maligne senza che il sito di origine del cancro sia noto. Pressoché tutte le cellule dell’organismo possono in linea di principio dare origine a un tumore e in genere la malattia prende il nome proprio dal tipo di cellula iniziale. Se la prima a diventare tumorale è una cellula del fegato, si parlerà di tumore del fegato anche quando ci si riferisce alle metastasi, ovvero a cellule che si sono spostate dal tumore iniziale e hanno colonizzato altri organi, anche lontani dalla sede di origine. In alcuni casi, però, ci si può imbattere in metastasi del tumore originale, che viene definito primario, senza che sia nota la sede iniziale della malattia. Se con gli opportuni esami si riesce successivamente a identificare il tumore primario, la malattia inizialmente identificata come tumore con sede primitiva sconosciuta non sarà più tale: cambierà nome e verrà identificata come una metastasi del tumore di origine. Per esempio si parlerà di metastasi di tumore del fegato. Le ragioni per cui non si riesce sempre a identificare il tumore primario sono diverse: il tumore è troppo piccolo e cresce molto lentamente, il sistema immunitario è riuscito a distruggerlo, ma non a eliminare le metastasi oppure il tumore primario è stato rimosso nel corso di un intervento chirurgico per altro motivo.
Tumori della ghiandola pineale La ghiandola pineale è una struttura cerebrale situata ai margini del terzo ventricolo, una cavità del cervello che contiene il liquor (o liquido cerebrospinale). Il liquor porta sostanze nutritive a tutto il sistema nervoso centrale ed elimina le scorie, tramite un sistema di cavità comunicanti. La ghiandola pineale è una ghiandola endocrina, rilascia cioè ormoni che raggiungono parti anche distanti dell’organismo attraverso il sistema circolatorio. Le sue cellule, i pinealociti, producono la melatonina, un ormone derivato dal neurotrasmettitore serotonina, che viene secreto solo di notte e ha un ruolo importantissimo nel regolare il ritmo sonno-veglia. Inoltre la melatonina è l’ormone antagonista degli ormoni gonadotropi ipofisari, cioè delle sostanze, prodotte da un’altra ghiandola cerebrale (l’ipofisi), che inducono lo sviluppo sessuale nella pubertà e regolano, per esempio, il ciclo mestruale. La melatonina è infatti elevata nell’età prepuberale e diminuisce con l’inizio della pubertà.
Tumori della pelle Tenuto conto che la pelle è l’organo più esteso del nostro corpo, i tumori cutanei possono comparire in ogni parte del corpo, ma nell’80 per cento circa dei casi interessano il volto, il cuoio capelluto e il collo, ossia zone esposte cronicamente e più delle altre alla radiazione del sole.
Tumori di Ewing Con il nome di tumore di Ewing, o di sarcoma di Ewing, si indica un gruppo di tumori con origine e caratteristiche genetiche e cellulari simili, descritti per la prima volta all’inizio del secolo scorso dal patologo statunitense James Ewing. I tumori di Ewing si sviluppano a partire dall’osso o dai tessuti molli che lo circondano e possono localizzarsi in diverse aree dell’organismo, anche se quelle più comunemente coinvolte sono la tibia, il femore, il bacino e le costole. La malattia può insorgere a tutte le età, ma si presenta soprattutto nei bambini e negli adolescenti.
Tumori di faringe e laringe I tumori della faringe e della laringe, assieme ai tumori di cavo orale, ghiandole salivari, cavità nasali e seni paranasali, rientrano tra i tumori delle vie aerodigestive superiori (VADS) e fanno parte dei cosiddetti tumori della testa e del collo. La faringe è un canale cilindrico lungo circa 15 centimetri, posto tra cavità nasale, bocca ed esofago. Consente la progressione del bolo alimentare dalla bocca verso l’esofago e il passaggio dell’aria, opportunamente umidificata e scaldata, da naso e bocca verso la trachea. La faringe è divisa in tre porzioni: nasofaringe (o rinofaringe), orofaringe e ipofaringe. L’orofaringe è la parte di faringe in continuazione con la parte posteriore della bocca; include la base della lingua, il palato molle, l’arco delle tonsille e la parte posteriore della cavità della bocca stessa. L’ipofaringe è la porzione della faringe che prosegue con l’esofago. La laringe è un organo dell’apparato respiratorio lungo circa 12 centimetri che collega la faringe con la trachea. Ha una struttura cartilaginea rivestita al suo interno da una mucosa. La parte superiore della laringe è chiusa dall’epiglottide, una valvola di cartilagine situata tra le vie aeree e digestive: quando è aperta, avviene la respirazione, quando è chiusa, avviene la deglutizione. In questo modo si evita che il cibo finisca nella trachea. La laringe ospita le corde vocali, organo fondamentale della fonazione.
Tumori neuroendocrini I tumori neuroendocrini – indicati come NEN (neoplasie neuroendocrine) o anche come NET (dall’inglese Neuro-Endocrine Tumor) – prendono origine da cellule del sistema neuroendocrino. Si tratta di un sistema costituito da cellule che hanno sia caratteristiche delle cellule endocrine, che producono gli ormoni, sia caratteristiche delle cellule nervose. Le cellule neuroendocrine sono presenti in tutto l’organismo e nei diversi organi svolgono funzioni specifiche, come regolare il flusso dell’aria nei polmoni, la velocità di transito del cibo nel tratto gastrointestinale o il rilascio dei succhi digestivi nell’intestino. Per questo i tumori neuroendocrini possono colpire organi molto diversi tra loro come intestino, pancreas, polmoni, tiroide, timo o ghiandole surrenali.
Tumori rari tumori rari sono neoplasie che si manifestano in un numero limitato di persone. Possono svilupparsi in diverse parti dell’organismo ed essere molto differenti tra loro: la scarsa diffusione è l’unico elemento che accomuna tutti i tumori definiti come rari, raggruppati in 12 famiglie estremamente eterogenee di patologie, elencate in coda a questa scheda.
Tumori stromali gastrointestinali – GIST tumori stromali gastrointestinali – indicati con la sigla GIST (dall’inglese GastroIntestinal Stromal Tumors) – sono neoplasie rare che si possono sviluppare lungo tutto il tratto gastrointestinale, dall’esofago fino al retto. Sono molti i tumori che possono insorgere in questi organi, ma i GIST hanno la particolarità di originare da cellule staminali di origine mesenchimale progenitrici delle cellule interstiziali di Cajal. Queste sono a volte chiamate “pacemaker del tratto gastrointestinale” perché sono presenti nelle pareti degli organi di tale distretto e sono responsabili della motilità intestinale: in pratica segnalano all’intestino quando contrarsi per muovere il cibo e i fluidi che sono stati ingeriti, coordinando le contrazioni automatiche delle pareti. I GIST fanno parte dei cosiddetti sarcomi dei tessuti molli, un gruppo di tumori che si origina in tessuti come muscoli, tessuto connettivo, vasi sanguigni o linfatici, nervi, legamenti e tessuto adiposo. Fino agli anni Novanta del secolo scorso, i GIST erano classificati come leiomiomi o leiomiosarcomi, mentre ora, grazie anche ai progressi della medicina e della biologia molecolare, hanno assunto un’identità distinta da quella di altri tumori. Anche se in linea teorica i tumori stromali gastrointestinali possono svilupparsi in tutto il tratto gastrointestinale, in circa il 60 per cento dei casi colpiscono lo stomaco, mentre sono meno comuni in altre aree come l’intestino tenue (poco più del 25 per cento), il duodeno (5 per cento circa), il colon e il retto (5 per cento circa) e l’esofago (1 per cento circa). Solo in rari casi i GIST si sviluppano all’esterno del tratto gastrointestinale, ma comunque sempre nell’addome (soprattutto a livello di peritoneo e omento). Da ricordare, infine, che non tutti i GIST sono maligni: esistono infatti anche le forme benigne che non si diffondono in altre aree dell’organismo.
This site is registered on wpml.org as a development site. Switch to a production site key to remove this banner.